Dal 1° gennaio 2018 è stato introdotto un nuovo regime di tassazione per i redditi di capitale percepiti da persone fisiche al di fuori dell’esercizio dell’attività d’impresa, in relazione al possesso di partecipazioni qualificate: dal 1° gennaio 2018 cessa infatti  la distinzione tra partecipazioni qualificate e non qualificate con  l’art. 88 della legge di Bilancio per l’anno 2018, che equipara  i livelli di imposizione sostitutiva  al 26% per entrambe le  due tipologie di partecipazioni.

La Finanziaria 2018 quindi ha esteso l’esclusione dal reddito complessivo e l’applicazione della ritenuta nella misura del 26% per i dividendi da partecipazioni qualificate, così come era già previsto per le partecipazioni non qualificate.

Viene introdotto tuttavia un regime transitorio per la tassazione dei dividendi:  per le riserve di utili  formatesi fino al 1° gennaio 2018 è previsto un regime transitorio che  fa valere fino al 2022 le vecchie regole e impone di fare attenzione alla data di distribuzione.

E’stato modificato  anche il regime di tassazione delle plusvalenze, con decorrenza posticipata al 2019.

Vediamo nel dettaglio le modifiche introdotte nella normativa:

Con l’art. 88 della legge di Bilancio per l’anno 2018  vengono apportate modifiche agli articoli 47, 68 del TUIR ,  agli artt. 5, 6 e 7 d.lgs. 21 novembre 1997, n. 461 e all’art. 27 co. 1 del DPR 600/73.

Salvo alcuni casi specifici (si veda nota1 a piè pagina e successive considerazioni sulle modifiche alla disciplina dei dividendi provenienti da Paradisi fiscali- commi 1007-1009-) viene a perdere rilievo la distinzione tra il regime di tassazione previsto per le partecipazioni qualificate e quelle non qualificate, estendendo  ad entrambe le fattispecie partecipative l’imposizione sostitutiva al 26%. Ovvero si  applicherà la tassazione del 26% a titolo definitivo sul 100% del dividendo erogato anche ai dividendi delle partecipazioni qualificate (sono partecipazioni qualificate quelle che rappresentano oltre il 2% dei voti in assemblea ordinaria o il 5% del capitale per le società con azioni negoziate in mercati regolamentati, oppure oltre il 20% dei voti o 25% del capitale negli altri casi)

La stessa modifica è stata inoltre introdotta in relazione alla tassazione delle plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni qualificate ed è stata prevista la possibilità di compensare le plusvalenze e le minusvalenze derivanti da tali tipologie di partecipazioni

E’ stato tuttavia introdotto un regime transitorio per i dividendi secondo il quale gli utili prodotti fino al 31 dicembre 2017 incluso, se distribuiti dal 1º gennaio 2018 al 31 dicembre 2022, continueranno a scontare il regime precedente, quindi con l’obbligo di indicazione in dichiarazione dei redditi, inclusione parziale del dividendo nel reddito imponibile e assoggettamento alle aliquote ordinarie Irpef e addizionali comunali e regionali.

  • Come funziona il regime transitorio  dei dividendi   

Le distribuzioni di utili prodotti fino al 31 dicembre 2017 e deliberate dalla società di capitale dal 1º gennaio 2018 al 31 dicembre 2022 mantengono ancora le vecchie regole di tassazione che sono state aggiornate nei mesi scorsi dal ministero dell’Economia (Dm 26 maggio 2017) alla luce della riduzione dell’aliquota Ires dal 27,5% al 24 per cento.

“L’anzianità” degli utili sarà stabilita secondo il criterio FIFO (First In, First Out), così come previsto dal d.m. 26 maggio 2017, espressamente richiamato dalla Legge di bilancio 2018

Per gli utili prodotti fino al 2017 compreso, se distribuiti dal 1º gennaio 2018 al 31 dicembre 2022, si ha un prelievo fiscale differenziato a seconda degli anni in cui gli utili stessi si sono formati poichè è diversa a seconda degli anni  la quota percentuale di dividendi da includere nell’imponibile Irpef ed in particolare:
•40% per gli utili prodotti fino all’esercizio in corso al 31 dicembre 2007
•49,72% per gli utili prodotti dal 2008 e fino all’esercizio in corso al 31 dicembre 2016;
•58,14% per gli utili prodotti nel 2017 (esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2016).

L’applicabilità del decreto del 26 maggio comporta quindi che gli utili prodotti fino al 2017- se distribuiti tra il 2018 ed il 2022 – non sconteranno la nuova tassazione del 26% e saranno assoggettati al regime previgente di inclusione parziale nell’imponibile Irpef, imponibile che poi sarà soggetto agli scaglioni progressivi di reddito Irpef, per le partecipazioni qualificate, mentre nel caso di partecipazioni non qualificate si  applicherà la tassazione del 20% a titolo definitivo sul 100% del dividendo erogato.

Si rileva che il precedente regime risulta sempre più favorevole di quello introdotto dalla recente legge di bilancio, anche in caso di applicazione dell’aliquota marginale Irpef massima sul dividendo erogato.
Vediamo  adesso alcuni esempi di quanto finora esposto:

Ipotizzando  un utile di 10.000,00 euro, percepito da una persona fisica titolare della quota del 30% in una srl e formatosi negli anni dal 2010 al 2015:

  • secondo la vecchia normativa la base imponibile sarebbe stata pari a 4.972,00 euro e, ipotizzando la tassazione della persona con l’aliquota marginale IRPEF del 43%, l’imposta sarebbe stata pari a 2.137,96 euro (importo a cui vanno aggiunte le addizionali locali);
  • applicando la nuova normativa per il socio risulterebbe una ritenuta a titolo d’imposta di 2.600,00 euro.

Quindi proseguendo con l’ esempio , per un socio con reddito superiore a 75mila euro – e che quindi ha un’aliquota marginale Irpef del 43% oltre addizionali regionali e comunali che si ipotizzano pari al 2,5% (quindi tassazione complessiva del 45,5%) – la tassazione dei dividendi in base al vecchio regime sarà pari a:

  • 18,2% per gli utili prodotti fino all’esercizio in corso al 31 dicembre 2007 (40% del dividendo per aliquota complessiva del 45,5%)
    •22,62% per gli utili prodotti dal 2008 e fino all’esercizio in corso al 31 dicembre 2016 (49,72% del dividendo per l’aliquota complessiva di  45,5%);
    •26,45% per gli utili prodotti nel 2017 (58,14% del dividendo per l’aliquota del 45,5%).

Ad esclusione degli utili prodotti nel corso del 2017 (per i quali si osserva che il passaggio al 26% è sostanzialmente indifferente, se si  tiene conto anche delle addizionali regionali e comunali), risulta chiaro anche dall’esempio che l’applicazione delle vecchie regole potrebbe risultare più conveniente dal punto di vista fiscale soprattutto per i contribuenti con reddito imponibile inferiore a 75mila euro, che quindi applicano aliquote Irpef più basse. Nelle aree in cui le addizionali regionali e comunali sono superiori al 2,5% ipotizzato, potrebbe crescere leggermente  rispetto all’esempio fatto, la convenienza del nuovo sistema di tassazione.

L’applicazione delle regole preesistenti può risultare più vantaggiosa per gli utili più vecchi, prodotti fino all’esercizio in corso al 31 dicembre 2007.

Ne risulta che per le imprese che hanno riserve di utili prodotti in esercizi passati potrebbe risultare conveniente avvalersi della normativa transitoria e procedere a distribuire dividendi ai soci nel periodo in cui tale regime transitorio è previsto ovvero nell’arco temporale 2018-2022. Dopo questa data, tutti i dividendi sconteranno la ritenuta fissa  del 26%, indipendentemente dall’esercizio di formazione.

Principio di First in First out:

A favore del contribuente viene stabilita la presunzione che i dividendi distribuiti nel corso del periodo transitorio si considerino prioritariamente formati con utili prodotti fino al 2007, (tassati per il 40%), poi fino al 2016 (tassati per il 49,72%) e – solo aver assorbito tutte le riserve preesistenti – con gli utili 2017, tassati nella misura del 58,14 per cento.

La formulazione letterale della norma transitoria contenuta nel comma 1006 della legge di bilancio (che introduce uno speciale regime in relazione agli utili prodotti fino all’esercizio in corso al 31 dicembre 2017 e deliberati nel periodo fra il 2018 e il 2022) produce la conseguenza  che risultano immediatamente interessati dal nuovo regime i dividendi percepiti dal 1° gennaio ma deliberati nel corso del 2017 o precedentemente.  La disciplina transitoria, infatti, riguarda espressamente soltanto le distribuzioni “deliberate” a partire dal 1° gennaio 2018 .

le nuove regole troveranno quindi applicazione:

  • se lo stesso utile, pur venutosi a formare nelle annualità dal 2010 al 2015, viene distribuito dopo il 2022 (con delibera anch’essa avvenuta dopo il 2022);
  • se l’utile, pur con una distribuzione deliberata nel quinquennio transitorio 2018-2022, si è formato dal 2018 in avanti.

A partire dal 1° gennaio 2023, invece, tutte le riserve rimaste in capo alle società saranno accorpate in un’unica categoria e la loro distribuzione sarà soggetta all’applicazione della ritenuta del 26% a titolo di imposta.

Rimane invariato il regime fiscale dei dividendi percepiti:

  • dagli imprenditori individuali e dalle società di persone;
  • dalle società di capitali;
  • dagli enti non commerciali.

Si ribadisce che il nuovo regime di tassazione vale solo per i dividendi detenuti al di fuori dell’attività di impresa. Ove, invece, le partecipazioni che generano dividendi o plusvalenze fossero detenute nell’esercizio dell’attività di impresa, valgono le regole previgenti e, dunque, i dividendi concorreranno al reddito imponibile per il 58,14% del loro ammontare.

Plusvalenze

Anche per le plusvalenze derivanti dalla cessione di partecipazioni qualificate realizzate dai soggetti non imprenditori è stata prevista, con un’apposita modifica all’art. 5 del DLgs. 461/97, l’imposizione sostitutiva del 26%, in luogo della tassazione con le aliquote progressive IRPEF su una parte della plusvalenza realizzata  Per le plusvalenze relative a partecipazioni qualificate invece viene unicamente disposta la decorrenza posticipata al 2019.

Analoghe modifiche sono state previste per i redditi realizzati nell’ambito dei regimi del risparmio amministrato e del risparmio gestito (artt. 6 e 7 del DLgs. 461/97). Viene, inoltre, ammessa la compensazione tra plusvalenze “qualificate” e minusvalenze “non qualificate” (e viceversa), in precedenza esclusa.

Ipotizzando, quindi, una plusvalenza di 100.000,00 euro realizzata nel 2018 da una persona fisica titolare della quota del 28,5% in una srl:

  • senza la novità in commento, la base imponibile sarebbe stata pari a 58.140,00 euro e, ipotizzando la tassazione della persona con l’aliquota marginale IRPEF del 43%, l’imposta sarebbe stata pari a 25.000,00 euro (importo a cui vanno aggiunte le addizionali locali);
  • a seguito della riforma, invece, il socio è tenuto ad assolvere sulla plusvalenza l’imposta sostitutiva del 26%.

Rimane invariato il regime fiscale delle plusvalenze su partecipazioni realizzate:

– dagli imprenditori individuali e dalle società di persone commerciali;

– dalle società di capitali.

Modifiche al regime delle plusvalenze: decorrenze e regimi transitori

Le modifiche al regime delle plusvalenze “qualificate” trovano, invece, applicazione ai redditi diversi realizzati dall’1.1.2019.

Quindi: – le plusvalenze realizzate nel 2018 restano assoggettate al previgente regime (anche se il corrispettivo viene incassato, in tutto o in parte, dopo il 2018);

– le plusvalenze realizzate dal 2019 in poi sconteranno l’imposizione sostitutiva del 26%.

Queste le norme di riferimento:

Dm Economia 26 maggio 2017

La legge di bilancio approvata dal Parlamento (link )

Nota1: La distinzione tra partecipazioni qualificate e non qualificate conserva rilievo con riferimento a: 1) le plusvalenze su partecipazioni non qualificate realizzate da non residenti c.d. white list (ovverosia residenti in Stati non a regime fiscale privilegiato) per esentarle da tassazione ai sensi dell’art. 5, comma 5, d.lgs. 21 novembre 1997, n. 46; 2) le plusvalenze su partecipazioni non qualificate relative a società residenti negoziate in mercati regolamentati realizzate da non residenti per escluderne rilevanza territoriale ai sensi dell’art. 23 t.u.i.r

Modifiche alla disciplina dei dividendi provenienti da Paradisi fiscali (commi 1007-1009):

Con riferimento ai dividendi provenienti da paradisi fiscali saranno applicati gli ordinari regimi di esclusione da tassazione dei dividendi ove il contribuente dimostri che, tramite le partecipazioni, non è stato conseguito, sin dall’inizio del periodo di possesso, l’effetto di localizzare i relativi redditi nel Paradiso fiscale. Invece, sarà applicato un regime di detassazione del solo 50% dell’ammontare del dividendo ove i contribuenti si limitino a dimostrare che la società estera svolge un’attività effettiva. In assenza di tali dimostrazioni il dividendo sarà integralmente tassato. Per valutare la provenienza dei dividendi da società residenti in Paesi a regime fiscale privilegiato occorre guardare alla situazione della società partecipata nel periodo di formazione degli utili. Nel caso in cui gli utili si siano formati in parte in Stati a regime fiscale privilegiato e in parte in Stati a fiscalità ordinaria, si considera prioritariamente distribuita, sino a esaurimento, la seconda fascia di utili. La Legge di Bilancio risolve altresì le questioni di diritto transitorio che si sono poste nel corso degli anni a seguito dell’evoluzione della nozione di “Paese a regime fiscale privilegiato”. Si prevede che per tutti i contribuenti (persone fisiche esercenti e non attività di impresa, società ed enti) non si considerino provenienti da società residenti o localizzati in Stati o territori a regime fiscale privilegiato (e, quindi, non concorrono integralmente alla formazione del reddito imponibile) gli utili percepiti dal periodo di imposta successivo al 31 dicembre 2014 e maturati in periodi di imposta precedenti nei quali le società partecipate erano residenti o localizzate in Stati o territori non inclusi nella, allora vigente, black list relativa alle società controllate estere (CFCs). Non si considerano altresì provenienti da società residenti o localizzati in Stati o territori a regime fiscale privilegiato gli utili maturati successivamente al 31 dicembre 2014 in Stati o territori non a regime privilegiato e in seguito percepiti in periodi d’imposta in cui risultano soddisfatte le condizioni previste dal t.u.i.r., in base alle quali si stabilisce che i regimi fiscali, anche speciali, di Stati o territori si considerano privilegiati laddove il livello nominale di tassazione risulti inferiore al 50% di quello applicabile in Italia.

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